Non solo i rischi posti dall’Intelligenza artificiale sul piano del lavoro, sociale, ma anche le implicazioni morali e geopolitiche che, nell’era digitale, spingono Papa Leone XIV ad affermare nella sua prima enciclica Magnifica humanitas a lanciare un appello per disarmare l’IA e superare la teoria della “guerra giusta”, rilanciando dialogo e multilateralismo.
“In occasione di momenti chiave della storia la Chiesa è chiamata a decifrare le cose nuove. 135 anni fa Leone XIII osservava i mutamenti della rivoluzione industriale. Oggi ci troviamo di fronte a una trasformazione di magnitudo simile. L’IA già coinvolge le nostre vite e sta cambiando il modo di portare avanti i conflitti. Mi sento responsabile di osservare le trasformazioni ascoltando il grido dei poveri che risuona nel mio cuore”, ha affermato il Papa parlando alla presentazione dell’enciclica il 25 maggio. Nella presentazione, il Papa ha rivelato che “Magnifica humanitas” è nata anzitutto dall’ascolto. “Alcune voci mi hanno profondamente preoccupato. Dall’ascolto è maturata in me la convinzione che l’IA deve essere disarmata e quindi liberata dalle logiche che la trasformano in uno strumento di dominio e di morte. È necessaria la vigilanza”, ha dichiarato Leone XIV.
Nella lettera enciclica che ha come centro di riflessione la “custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale”, il Pontefice statunitense denuncia, infatti, la concentrazione del potere digitale, l’uso militare dell’IA, le nuove forme di colonialismo dei dati e l’indebolimento del multilateralismo. Nel testo, Leone XIV critica alla “cultura della potenza” si intreccia con il rifiuto della guerra come strumento ordinario della politica internazionale.
Sullo sfondo pesa anche il recente scontro tra Leone XIV e Donald Trump sulla guerra in Iran, dopo le accuse del presidente americano al Papa per la sua posizione critica verso le minacce rivolte a Teheran. L’enciclica chiede infine un codice etico condiviso sull’IA, un terreno su cui l’Unione europea ha già costruito un quadro normativo con l’AI Act, il lavoro del Parlamento europeo e gli strumenti applicativi messi in campo dalla Commissione.
Una nuova enciclica sociale
Pubblicata lunedì 25 maggio 2026, Magnifica humanitas sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale è la prima enciclica di Robert Francis Prevost, l’agostiniano nato negli Stati Uniti salito al soglio petrino l’8 maggio 2025.
L’enciclica è costruita intorno a una delle principali trasformazioni dell’epoca contemporanea: l’intelligenza artificiale. “La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme”, si legge nell’incipit dell’enciclica il cui testo ha un forte valore sociale e si pone in continuità con la “Rerum novarum” di Leone XIII della quale ricorre il 135° anniversario.
Il documento è articolato in cinque capitoli, preceduti da un’introduzione e seguiti da una conclusione. Il primo capitolo ricostruisce il carattere dinamico della dottrina sociale della Chiesa, presentata non come un insieme rigido di norme, ma come “un cammino di discernimento comunitario” e una “teologia della comunione nella storia”. Il secondo capitolo riprende i fondamenti della dottrina sociale: dignità della persona, diritti umani, bene comune, destinazione universale dei beni, solidarietà, sussidiarietà e giustizia sociale. Il terzo entra nel cuore del rapporto tra tecnica, dominio e intelligenza artificiale. Il quarto affronta verità, lavoro, libertà, comunicazione e formazione nell’ambiente digitale. Il quinto, infine, allarga la riflessione alla guerra, alla crisi dell’ordine internazionale e alla necessità di passare dalla “cultura della potenza” alla “civiltà dell’amore”.
Nell’Enciclica, il Papa non tratta l’IA come una questione settoriale, ma come un ambiente dentro cui si riorganizzano potere, guerra, economia, lavoro, comunicazione e controllo sociale. Il Papa non condanna la tecnologia in sé: afferma che essa non è “di per sé un male”, ma avverte che “non è neutrale, perché assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa”. Da qui nasce l’appello a “costruire nel bene” e a “rimanere umani”, perché il progresso tecnologico può diventare strumento di emancipazione oppure nuova forma di dominio.
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Una Realpolitik irresponsabile e un’IA che deve essere disarmata
Di particolare interesse sul piano politico, il Capitolo 5, nel quale il Papa contrappone la Cultura della potenza alla civiltà dell’amore. Qui, Leone XIV prende di mira, in particolare, quella che definisce una forma irresponsabile di Realpolitik.
Presentando l’enciclica, il Papa ha ribadito che la chiesa lavora da tempo per il disarmo nucleare, “consapevole che ogni grande potere tecnologico può colpire le vite delle persone”. Secondo Leone XIV, tale potere “deve andare di pari passo a un discernimento morale e ad un adeguato controllo politico”.
Il disarmo nucleare, ha poi aggiunto il Pontefice, “rimane un servizio a favore della pace e della dignità delle famiglie umane”, ha poi detto il Papa. Come affermato anche nel suo documento, il pontefice ha ripetuito che anche “l’IA deve essere disarmata. Questa parola è forte lo so, ma l’ho scelta deliberatamente perché questo momento ha bisogno di parole capaci di attirare l’attenzione, risvegliare le coscienze e sviluppare e indicare percorsi futuri per l’umanità”, ha concluso.
Nell’enciclica, il Papa parla di “notevole cecità spirituale e culturale” e denuncia un falso pragmatismo che invita a recidere le radici della memoria, come se le atrocità del Novecento non potessero più ripetersi. Al contrario, scrive il Pontefice, “le medesime dinamiche riemergono sotto forme nuove”. La logica dell’equilibrio armato e della deterrenza torna a imporsi, ma in un contesto molto più instabile di quello bipolare della Guerra fredda: gli attori si moltiplicano, i fronti di conflitto si frammentano e le guerre diventano sempre più asimmetriche e “ibride”, combattute anche sul terreno economico, finanziario e informatico.
Dentro questa cornice, il Papa contesta l’idea che l’aumento delle spese militari sia l’unica risposta razionale a un futuro incerto. In molti Paesi, anche nel Sud globale, osserva Leone XIV, il riarmo viene presentato come soluzione inevitabile, ma il suo costo reale ricade sui più poveri, perché sottrae risorse a sanità, istruzione e servizi sociali. Il punto centrale dell’enciclica è che questa postura non è vero realismo, ma rassegnazione politica e culturale alla guerra. “Ciò che è veramente irresponsabile è la Realpolitik”, scrive il Papa, perché semina nelle coscienze “la rassegnazione a una guerra ineluttabile” e finisce per qualificare pace e dialogo come posizioni “utopiche o irrazionali”.
La pace, afferma il Papa, “non è una speranza ingenua né soltanto un’assenza di guerra: è frutto, sempre possibile, della giustizia e della carità”.
L’Enciclica è stata pubblicata poche settimane dopo le tensioni tra Leone XIV e Donald Trump sulla guerra in Iran. All’inizio di maggio, il presidente americano aveva accusato il Pontefice di essere favorevole all’idea che l’Iran potesse dotarsi di un’arma nucleare e di mettere “in pericolo molti cattolici”, dopo le critiche del Papa alle minacce statunitensi contro Teheran.
Nell’Enciclica, il Papa avverte che nichilismo e pragmatismo possono intrecciarsi fino a normalizzare “errori gravissimi”: disinformazione, ridicolizzazione dell’avversario, costruzione sistematica di paure e risentimenti preparano un terreno in cui nuovi conflitti possono maturare “quasi senza che ce ne accorgiamo”. Quando una cultura normalizza il conflitto, ciò che oggi appare impensabile può diventare domani accettabile “in base a calcoli di utilità o di sicurezza”. Persino il conflitto armato, avverte Leone XIV, può essere considerato da alcuni come strumento di “gestione cinica” delle difficoltà interne, utile a distogliere l’attenzione da tensioni sociali e crisi politiche nazionali.
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La crisi del multilateralismo
L’enciclica lega la normalizzazione della guerra anche alla crisi del sistema multilaterale. Leone XIV osserva che le istituzioni nate per custodire “l’idea di un destino comune dei popoli e di un bene comune mondiale” appaiono oggi indebolite non solo per limiti strutturali, ma perché manca “una volontà condivisa di sostenerle, riformarle e riconoscerne l’autorità morale”. Il Papa legge questa crisi come un arretramento rispetto alla svolta del Novecento: dopo il 1989, alla fine dei regimi comunisti in Europa non è seguita una vera architettura politica globale capace di governare la globalizzazione, ma una fiducia quasi cieca nei mercati, ai quali è stata attribuita la capacità di produrre automaticamente benessere, democrazia e stabilità.
Il risultato, scrive Leone XIV, è “lontano da un autentico multilateralismo” e somiglia piuttosto a “un multipolarismo disordinato e conflittuale, dove prevale la diffidenza verso l’altro”. In questo contesto, secondo l’enciclica, riemerge la tentazione di costruire l’identità collettiva contro un nemico. Le formule “prima io”, “amico-nemico”, “noi-voi” diventano schemi di semplificazione politica che facilitano “decisioni spesso irresponsabili” e minano la fiducia reciproca tra le nazioni.
“La forza del diritto internazionale viene così sostituita dal preteso diritto del più forte”, sottolinea il Papa, mentre tribunali e corti chiamati a giudicare crimini di guerra o controversie tra Stati vengono aggirati o indeboliti. Per il Papa, questa deriva ha conseguenze dirette sulla cultura politica e sulla convivenza, perché rende marginali proprio gli strumenti nati per contenere la violenza e preservare la pace.
La conseguenza è che la costruzione della pace passa in secondo piano. Cooperazione allo sviluppo, disarmo, prevenzione dei conflitti e costruzione della fiducia vengono sacrificati “in nome di logiche di potenza”.
Leone XIV avverte che così si indeboliscono anche le conquiste del diritto umanitario: proporzionalità nella risposta alle aggressioni, accesso ad acqua, cibo e beni essenziali, tutela dei civili e dei bambini rischiano di essere trattati come “ingenue reminiscenze del passato”.
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Nessun algoritmo rende la guerra moralmente accettabile
Il Papa affronta da vicino anche il rapporto tra IA e guerra. Leone XIV scrive che “la rivoluzione digitale sta modificando la grammatica dei conflitti” e avverte che, senza un approccio etico, le decisioni sulla vita e sulla morte rischiano di diventare sempre più impersonali. Il Papa condanna in particolare le armi legate all’intelligenza artificiale, perché “non esiste algoritmo che possa rendere la guerra moralmente accettabile”. La tecnologia, aggiunge, “non sottrae il conflitto alla sua intrinseca disumanità”, ma può renderlo “più rapido e impersonale”, abbassando la soglia del ricorso alla violenza e trasformando le vittime in dati.
Non basta, per il Papa, mantenere un generico controllo umano se l’intero sistema tecnico-politico spinge verso l’automazione della decisione bellica. La questione è più radicale: ogni tecnologia che consente di colpire senza vedere “il volto dell’altro” abbassa la soglia morale del conflitto. Leone XIV chiede per questo “vincoli etici rigorosi”, condivisi a livello internazionale, basati sulla responsabilità personale e sulla protezione dei civili.
Leone XIV invita anche a superare la teoria della cosiddetta “guerra giusta”. Il Papa non elimina, però, il principio della legittima difesa “nel senso più stretto”, ma sostiene che la categoria tradizionale della guerra giusta sia ormai insufficiente. L’enciclica chiede quindi di promuovere dialogo, diplomazia e perdono, non come ingenuità pacifista, ma come alternativa politica alla trasformazione della pace in semplice pausa tra due guerre.
Il Papa deplora la crescita dell’industria bellica, la corsa agli armamenti nucleari e l’emergere di nuovi attori armati, inclusi gruppi jihadisti, che traggono potere e rendita dalla perpetuazione dei conflitti.
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Nuove schiavitù e nuovo colonialismo
L’altro versante geopolitico dell’enciclica riguarda le nuove schiavitù e il nuovo colonialismo. Leone XIV collega l’IA alle catene materiali della tecnologia: estrazione di terre rare, lavoro sfruttato, corpi “segnati, mutilati, consumati”, dipendenza dei Paesi più fragili da infrastrutture, dati e piattaforme controllate altrove. La condanna è esplicita: la Chiesa rinnova la sua “ferma condanna contro ogni forma di schiavitù, tratta e mercificazione delle persone” e avverte che non reagire significa “rendersi complici”.
Il Papa allarga poi il concetto di colonialismo alle “nuove terre rare del potere”: i dati. Informazioni sanitarie, demografiche, sociali e comportamentali diventano risorse strategiche per guidare decisioni economiche e politiche. In questo senso, l’ambiente digitale può trasformarsi in uno “spazio di predazione”, dove le vite personali vengono convertite in informazioni sfruttabili.
La critica non riguarda soltanto le imprese tecnologiche. L’enciclica chiama in causa anche Stati, investitori, centri di ricerca e autorità politiche. Leone XIV avverte che chi opera nel mondo della ricerca ha una responsabilità particolare: scienziati, imprenditori, investitori, autorità accademiche e politici sono chiamati a lavorare in una logica di trasparenza e responsabilità. Quando si guarda solo al proprio settore, scrive il Papa, ci si illude di svolgere un compito moralmente neutro e si evitano le domande sugli scopi ultimi delle sperimentazioni, con il rischio di cooperare, anche senza volerlo, a “progetti oscuri” che alimentano violenza, manipolazione e dominio.
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Un codice etico condiviso sull’IA
Nel testo, il Papa parla anche di un “codice etico condiviso sull’IA”, condividendo una richiesta che ha proprio nell’Unione europea uno dei suoi principali promotori a partire dall’AI Act approvato dal Parlamento UE il 13 marzo 2024, presentato come una normativa volta a garantire sicurezza, rispetto dei diritti fondamentali e sostegno all’innovazione.
Leone XIV afferma che “non serve un’IA più morale se questa morale è decisa da pochi”, mettendo in guardia dal “paradigma tecnocratico” già denunciato da Francesco e a causa del quale ogni scelta viene dettata esclusivamente da parametri di efficienza e profitto. Al contrario, secondo il Papa, la tecnologia più potente non è necessariamente la migliore: l’IA può imitare e simulare l’uomo, ma non possiede coscienza morale, empatia, capacità affettiva, relazionale e spirituale.
Secondo Leone XIV, occorre dunque approcciarsi all’IA in modo sobrio e vigile, mantenendo chiarezza sulle responsabilità di tutti i suoi passaggi (accountability) e puntando su politiche e quadri giuridici adeguati, vigilanza indipendente, educazione degli utenti.
In particolare, per papa Prevost, c’è bisogno di un codice etico sottoposto a criteri di giustizia sociale condivisa, perché “non serve un’IA più morale se questa morale è decisa da pochi”. Senza tralasciare l’impatto ambientale delle nuove tecnologie, le quali richiedono grandi quantità di energia e acqua, incidendo sulle emissioni di anidride carbonica e danneggiando il Creato.

